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[ Traduzione ]

Perché ho scelto (e amo) la traduzione editoriale

Cosa fai nella vita? La traduttrice editoriale, rispondo. Ed ecco profilarsi un’espressione di pietà – mista a un’aria di sufficienza – sul volto del mio interlocutore. Il tutto accompagnato dalla solita, fastidiosissima domanda: e cosa fai per vivere?


Proprio così. Il lavoro del traduttore, soprattutto se freelance, per la stragrande maggioranza delle mie conoscenze non risulta essere un lavoro. Il perché risiede probabilmente nella mancanza di uno stipendio fisso e di un ufficio a cui recarmi ogni mattina. E le cose si aggravano quando dico che per vivere traduco libri, “un mercato poco aperto”, con scarsi guadagni e che comporta ore a casa da sola davanti a un pc. Senza parlare del fatto che c’è ancora chi pensa che libri e riviste nascano contemporaneamente in più lingue o che vengano tradotti  con Google Traslate! Ma quanti in realtà si chiedono chi ci sia dietro la totale trasposizione di un capolavoro letterario? E quanti traduttori vengono poi citati nelle recensioni dei più grandi bestseller stranieri? La risposta è semplice. Pochissimi.

Ma nonostante questo mestiere sia così arduo, faticoso e spesso malpagato, è tutto allo stesso tempo così gratificante e stimolante che ogni cosa riesce a passare in secondo piano. Tradurre è il vero modo di leggere un testo diceva Italo Calvino, ed è proprio così. Perché essere un traduttore editoriale, e letterario nello specifico, significa saper scardinare anche la più  remota struttura di un libro. Vuol dire entrare in un rapporto di immedesimazione con l’autore, esplorare nel profondo la lingua da lui utilizzata, la letteratura a cui fa riferimento, gli universi e i luoghi di cui fa parte, le culture che racconta. Significa rendere nel migliore dei modi ogni piccola sfaccettatura linguistica, semantica e culturale del testo originale. Essere un traduttore editoriale indica il bisogno di ricreare un ritmo, un’atmosfera, una melodia in una lingua totalmente diversa da quella di partenza. Necessitando, infine, di un amore viscerale e di una conoscenza perfetta della propria lingua madre.

E allora passi se bisogna affrontare i sentieri impervi della giungla editoriale, girare fiere ed eventi alla ricerca di probabili occasioni, bussare senza speranza a porte spesso chiuse o non avere un albo a cui fare riferimento e che caratterizzi la tua situazione. Passi anche la diffidenza della gente, la disonestà di qualche collega o di chi pretende che tu possa lavorare gratis, la necessità di doversi inventare ogni giorno, lettore, scout letterario, revisore e traduttore specialistico. Perché nulla vale la soddisfazione di ridare vita alle parole di qualcuno che altrimenti rimarrebbe inascoltato, di riscoprire un classico che nessuno ha mai tradotto e di sentirsi l’amante segreto di una storia che, solo grazie a te, sarà finalmente alla portata di tutti.

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Lorena Lombardi

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