Sorelle_Cover
[ Le mie letture ][ Recensioni ]

Sorelle – Anuradha Vijayakrishnan

Oggi ho deciso di parlarvi di Sorelle, un romanzo da poco pubblicato che ho avuto il piacere di tradurre insieme ai colleghi del corso “Tradurre la letteratura” di Misano Adriatico. Un libro che amo particolarmente e non solo perché l’ho tradotto. La storia di Janaki e della sua famiglia, infatti, ha saputo trascinarmi in un viaggio culturale dal fascino incredibile che non dimenticherò così facilmente.


Sorelle è il primo libro della scrittrice indiana Anuradha Vijayakrishnan ed è stato anche il primo romanzo da me tradotto che sia mai stato pubblicato. Ed è un vero onore. Pensate infatti che è stato inserito nella long list del premio letterario Man Asian quando era ancora un manoscritto e da allora il successo che ha avuto è sorprendente. Dal lirismo pulsante e gli scenari esotici, il romanzo conduce verso atmosfere lontane affrontando uno degli aspetti più controversi della cultura indiana, quello dei matrimoni combinati.

È la storia di Janaki e dei curiosi legami che si creano tra lei, sua sorella Leela, sua madre e sua zia. Quattro donne legate da un triste destino comune. Quattro anime tormentate che creano un labirinto di vicende dal quale si riesce ad uscire solo alla fine del racconto. Quattro universi che si svelano man mano attraverso parole, azioni e silenzi. Una storia complessa e accattivante che, seppur non scritta in maniera eccelsa, è intrisa di poesia e tiene il lettore con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina. Ciò che è encomiabile, infatti, è che la lettura resta avvincente nonostante l’autrice descriva in sostanza, senza grandi colpi di scena, un viaggio nei silenzi di una famiglia corrosa dai segreti.

E poi c’è l’India con i suoi colori, le sue tradizioni, i paesaggi… La Vijayakrishnan racconta alla perfezione un paese che già da sé sa affascinare migliaia di persone. Le sue descrizioni di usanze, gastronomia e cerimonie fanno sì che il lettore si ritrovi catapultato in una dimensione fatta di profumi di spezie e rumore di foglie. La presenza di numerosi termini in lingua indiana, riportati in un meraviglioso glossario finale, accresce poi la forza evocativa dell’intero romanzo. Eccone un esempio:

“Me ne stavo accanto alla finestra, a guardare pile di scarpe ammonticchiarsi in cortile. Ammini era al suo posto, accovacciata sulle ginocchia, come cotone stropicciato. I miei genitori non si vedevano. Un po’ discoste, alle spalle di Ammini, sedevano altre donne con le gambe incrociate e il corpo abbandonato. La pioggia era tiepida, ma in casa la temperatura era decisamente calata.
«Narayana-narayana-narayana… »
L’anziana signora che sedeva inanellando con la lingua versi di preghiera aveva un’aria sonnolenta e affamata. Continuava a lanciare occhiatacce in direzione del bicchiere vuoto che aveva accanto, finché qualcuno non andò a riempirglielo con un nuovo giro di tè appena fatto.
(…) Dove la Kunjamma era stata deposta adesso giacevano qua e là petali di fiori,  sparsi alla rinfusa. Calendule gialle, il sacro Thulasi, rosei pezzetti di Arali che il solo esser colti aveva già illividito. Da invisibili angoli della stanza salivano ancora i dolci fumi dell’incenso.”

Insomma, un momento di piacevole lettura che consiglio vivamente.

Tags: , ,

Lorena Lombardi

Send a Comment

Your email address will not be published.