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Mangia, prega, Ama. Una donna cerca la felicità

Premetto. Mangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert è uno dei miei libri preferiti. E parlo di quei libri che segnano la tua storia, quei libri nei quali ti immedesimi profondamente. Quelli che leggeresti un centinaio di volte. Ecco perché la mia recensione potrà apparirvi assai soggettiva. Ma vi spiego le mie ragioni.


Mangia Prega Ama è uno tra libri più venduti di sempre, rimasto tra i best-seller del New York Times per ben 187 settimane. In Italia è giunto alle masse soprattutto per il film che vede protagonista Julia Robert, ma è innegabile che anche qui sia stato un successo letterario. Io, come già detto, lo adoro.

Si tratta della storia di una giornalista che apparentemente ha già avuto tutto dalla vita. Eppure non è così. Il suo essere imperfetta, a tratti noiosa, e le aspettative troppo alte che gli altri ripongono nei suoi confronti la fanno vacillare. Si trova così a dover combattere da sola con le conseguenze di un divorzio, oltre che con la paura, la rabbia e la sua grande immaturità. Intraprende allora un viaggio intorno al mondo della durata anno. Prima in Italia, dove impara a prendersi cura del proprio corpo e a godere del cibo e dei piaceri fisici, poi in India, dove si occupa del suo spirito con ore di preghiera e meditazione in un Ashram, infine in Indonesia dove impara a riaprire il suo cuore alla felicità e alla bellezza dei rapporti umani.

Nonostante le premesse, questo è l’esatto contrario del tipico romanzo che ci si aspetta. Si tratta piuttosto di un resoconto autobiografico, dallo stile vagamente giornalistico, in cui la profondità dei sentimenti e la debolezza degli stati d’animo sono le vere protagoniste. La lettura, quindi, non ne risulta affatto semplice. Il racconto può sembrare lento, a tratti prolisso, e lo si riesce ad apprezzare solo aspettando, come la protagonista, assaporando il tempo che passa e i cambiamenti che porta con sé.

Personalmente amo la grande onestà della scrittrice e il suo modo di condividere con coraggio, nero su bianco, i propri sentimenti e il suo grande senso di inadeguatezza. L’inconfondibile stile poi, dal linguaggio naturale e complicato allo stesso tempo, rende tutto ancora più forte e realistico. Merito anche di Margherita Crepax, già affermata traduttrice dal russo e dall’ inglese, che ha saputo ben rendere il romanzo in italiano.

Infine c’è la questione ispirazione. Questo libro, infatti, è per me uno di quei testi che ti spinge alla ricerca di una dimensione, al raggiungimento di un sogno, a credere nelle tue possibilità e rigettare ogni pensiero negativo. Con la semplicità di qualche frase.

La Bhagavad Gita – l’antico testo indiano yogi – dice che è meglio vivere la propria vita in modo imperfetto piuttosto che vivere in modo perfetto l’imitazione di quella di un altro. Io adesso comincio a vivere la mia vita. Per imperfetta e disarticolata che sia, mi assomiglia completamente. Detto questo, mi rendo conto perfettamente che la mia vita, così com’è adesso, dà l’impressione di una certa instabilità. Non ho nemmeno un indirizzo e questo, alla mia matura età, è un delitto contro la normalità.

Il tutto, avvalorato della maestria con cui le brevi descrizioni dei luoghi visitati sanno rendere al meglio l’essenza di quei posti.

Qualche ora dopo eravamo in treno e, in un lampo, siamo arrivate a Napoli. Mi è piaciuta subito. Frenetica, aspra, rumorosa, sporca, incasinata città. Un esaltato, pericoloso e allegro manicomio. (…) La città è decorata da festoni di biancheria he penzolano nei vicoli tra una finestra e quella di fronte. Non c’è strada a Napoli in cui non si veda un monello in pantaloni corti e calze che strilla rivolto a un altro monello appollaiato sul tetto di fronte. Non c’è casa, in questa città, che non abbia alla finestra una vecchia, ingobbita dagli anni, intenta a osservare sospettosa ala strada di sotto.

Ubud è nel centro di Bali, sulle montagne, circondata dalle risaie a terrazza e da innumerevoli templi indù, da fiumi che solcano la giungla scavando profondi canyon e vulcani visibili all’orizzonte. La città è da tempo considerata il centro culturale dell’isola, il luogo dove prosperano la pittura tradizionale balinese, la danza, l’intaglio e le cerimonie religiose locali. Non è vicina a nessuna spiaggia, così i turisti che vengono a Ubud sono scelti e sofisticati; preferiscono assistere a una cerimonia in un tempio piuttosto che bere piña colada sulla costa. Ubud è una specie di piccola Santa Fe del Pacifico, solo che qui ci sono scimmie che si aggirano per le strade e si vedono intere famiglie con il costume tradizionale balinese, Ci sono buoni ristoranti e piccole librerie accoglienti.

Insomma, una letteratura di viaggio che si muove su due piani. Un primo che riguarda luoghi, culture e meraviglie di tre paesi, Italia, India e Indonesia, che vengono scoperti poco a poco. Un secondo, che si muove su un piano prettamente spirituale e interiore. Da stati d’animo irrequieti a orizzonti migliori.

Un romanzo che sento pienamente di consigliare.

Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità
Titolo originale Eat, Pray, Love: One Woman’s Search for Everything Across Italy, India and Indonesia  (Penguin, 2006)
Autore Elizabeth Gilbert
Traduttore Margherita Crepax
1ª ed. italiana Rizzoli, 2010

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Lorena Lombardi

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