Sepulveda Carmigani
[ Fiere e incontri ]

Lo scrittore e il suo doppio

Ciao a tutti! Come avete potuto notare, sono stata assente per una decina di giorni. Chiedo perdono ma non potevo assolutamente perdermi anche quest’anno il Salone del libro di Torino! Per farmi assolvere, però, sono tornata con un bel numero di libri da recensire e tante cose da raccontarvi riguardo all’edizione record che ha contato oltre 140000 visitatori. Una vera e propria festa del libro che ha saputo accontentare ogni genere di lettore, da quello per passione a quello per mestiere. Incontri, reading, stand pazzeschi, firmacopie… Il programma era talmente denso e interessante che chiunque avrebbe desiderato possedere il dono dell’ubiquità, credetemi. Dovendo fare una scelta dettata dal tempo, però, ho deciso di dedicarmi esclusivamente alla traduzione e agli incontri dell’autore invisibile, appuntamento da non mancare. Volete saperne di più? Continuate a leggere…


L’autore invisibile è il consueto programma di incontri sulla traduzione letteraria curato da Ilide Carmigani per il Salone del libro, unico salone in Europa e probabilmente al mondo a dedicare così tanti incontri alla tematica della traduzione letteraria. Un appuntamento imperdibile, concepito anche per far uscire noi traduttori da quel guscio in cui viviamo chiusi per ore davanti a un pc. Un momento di incontro, confronto e studio per una categoria che non smette mai di rinnovarsi e aggiornarsi, proprio come la lingua e la letteratura.

Il format che più ho apprezzato quest’anno è stato “Lo scrittore e il suo doppio”, incontri faccia a faccia di grandi scrittori con i loro stimati traduttori. Non una novità certo, la Carmignani lo aveva già proposto nel 2015 al Translation Day del Pisa book festival quando lo scrittore scozzese Ewan Morrison incontrò il traduttore del suo romanzo “Scambisti” Giuseppe Marano, eppure si tratta sempre di una piacevolissima conferma. I più grandi scrittori e i più grandi traduttori in un sol colpo. In poche parole il paradiso per ogni appassionato di traduzione. La celebrazione di quel vincolo di mutua dipendenza, troppo spesso dimenticato, che lega inesorabilmente scrittori e traduttori.

Purtroppo non ho potuto seguire tutti gli incontri che avrei voluto come quello con Annie Ernaux e Lorenzo Flabbi ma, dovendo fare una scelta, ho seguito il cuore. La mia decisione è ricaduta su Pennac e Sepúlveda. In primis perché le loro traduttrici, Ilide Carmigani e Yasmina Mélaouah, sono state mie insegnanti al corso Tradurre la letteratura di Misano Adriatico. Poi perché si trattava di Pennac e Sepúlveda, alias l’uomo che più ho amato e maledetto durante i miei studi di letteratura francese e quello che mi ha insegnato a leggere con la sua “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, il mio primo libro letto in assoluto.

Melaouah Pennac

Il primo incontro a cui ho partecipato è stato quello con Daniel Pennac e la sua traduttrice, Yasmina Mélaouah appunto. Parliamoci chiaro, vedere Daniel Pennac a due metri da sé avrebbe interessato anche i profani della traduzione, ma assistere al confronto e percepire la profonda stima che questo autore intrattiene con la sua voce italiana è stato incantevole. Arrivato tra l’acclamazione generale (gente in fila e sala piena), Daniel Pennac ha subito tenuto a precisare quanto la vera protagonista di quell’incontro fosse “la sua Yasmina”. Ed è proprio alla Mélaouah che Ilide Carmignai, moderatrice dell’incontro, ha rivolto la sua prima domanda riguardo alle difficoltà di tradurre uno scrittore come Pennac. Beh, chiunque abbia letto anche solo un capitolo della saga dei Malaussène concorderà di certo con la risposta che identificava il fulcro delle problematiche traduttive nello stile scoppiettante dello scrittore, dai dialoghi immediati e un alternarsi di registri per lo più bassi. Per non parlare delle metafore altamente evocative! E Pennac non ha potuto far altro che confermare, ammettendo che buona parte della sua fortuna editoriale in Italia è stata certamente dovuta alla straordinaria traduttrice che ha saputo trasformare, ad esempio, la sua petite marchande de prose in una prosivendola (momento di pura invidia traduttiva!).

Insomma, tra battute e aneddoti impreziositi da qualche parolina in un simpatico italiano qua e là, Pennac ha tessuto le lodi della sua cara traduttrice, ringraziandola e cogliendo l’occasione per sottolineare quanto importanti siano tutti i traduttori. Gli psicanalisti dello scrittore, li ha definiti, evidenziando con una battuta sarcastica quanto quest’affermazione sia vera nonostante i traduttori non guadagnino affatto come gli psicanalisti. Daniel Pennac, infatti, è anche uno dei pochi scrittori a cedere una parte delle sue royalties alla propria traduttrice italiana. Da ammirare vero? Ma non è tutto. Da grande umile esploratore del linguaggio qual è, infatti, Pennac ha concluso il suo incontro facendo appello all’aiuto di tutti i traduttori, giovani e vecchi, per poter mettere in atto una sua brillante idea, un dizionario delle parole inesistenti. Una pubblicazione da attendere con ansia.

Sepulveda Carmigani

Il secondo e ultimo incontro del format “Lo scrittore e il suo doppio” al quale ho partecipato è stato quello di Luis Sepúlveda a confronto con la stessa Carmignani. Emozione allo stato puro, direi. Non solo è stato bello vedere quale rapporto di profonda amicizia i due intrattengano, ma poter assistere dal vivo ai racconti di uno dei più grandi narratori contemporanei in un quasi perfetto italiano è stato impagabile. La grande capacità narrativa di Sepúlveda nelle descrizioni di ogni singolo momento trascorso con la sua traduttrice, è stata capace di far sognare chiunque in sala. E alla domanda su quale sia stato il momento più bello della sua vita da scrittore, ha risposto di quanto importante fosse stato il giorno in cui, a casa della Carmignani stessa, sotto una pianta di fico discutendo su questa o quella scelta di linguaggio, abbia finalmente compreso il privilegio di essere uno scrittore tanto famoso. Di tutta risposta Ilide Carmignani, visibilmente emozionata accanto al suo Lucho, come affettuosamente lo chiama (secondo momento di sana invidia), si è così lasciata pervadere dai ricordi. Ha ripensato a quando ha incontrato per la prima volta quell’autore mai visto con cui però aveva intrattenuto un’intima relazione, seppur unilaterale. Ha raccontato l’impaccio, l’agitazione, l’emozione e la grande paura di non essere all’altezza, sentimenti a cui noi giovani traduttori siamo ormai abituati. E poi ancora il timore di un’interpretazione sbagliata e il senso di responsabilità che quotidianamente la pervade quando pensa alla possibilità di poter danneggiare o veicolare in maniera sbagliata un dato romanzo. Soprattutto quando c’è Sepúlveda di mezzo con i suoi libri per bambini, i lettori di domani. Avevate mai pensato a quante responsabilità morali debba far fronte una traduttrice che sceglie le parole che verranno apprese da un bambino? Io no, lo faccio solo adesso.

Sepúlveda ha concluso il suo incontro con un commovente racconto del periodo dell’esilio quando grazie a un vecchio professore, padre di un suo amico, capì che la lingua spagnola era la sua unica vera patria. Un momento emozionante che porterò sempre nel cuore. Ma l’emozione è stata ancor più grande quando, ripensando all’incontro e alle parole della Carmignani, ho riaperto quel primo libro che ho letto da bambina, scritto da Sepúlveda. Alla prima pagina leggo “traduzione di Ilide Carmignani”. E allora mi torna in mente quella responsabilità morale di cui si è tanto parlato e penso subito a dover ringraziare quella traduttrice che fino a qualche anno fa non sapevo neppure chi fosse.

18870865_10213297030001786_1832521602_nStoria di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Grazie Ilide. Per ieri e per oggi. Per la bambina che ero e per la traduttrice che sono.

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Lorena Lombardi

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