Traducteur
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Le traducteur – Jacques Gélat

Il personaggio del traduttore e la traduzione possono creare situazioni cariche di fascino narrativo? L’intera struttura del romanzo può risentire della scelta di utilizzare un protagonista inusuale come un traduttore? In un mondo in cui ci si interessa poco alla letteratura, può un romanzo sulla scrittura e sulla traduzione interessare il lettore medio? Sono queste le domande che mi sono posta quando una copia de Le traducteur ha catturato la mia attenzione tra gli scaffali di una Fnac alla periferia di Parigi. Così mi sono messa a cercare e ho scoperto che il traduttore come protagonista è un espediente molto più comune di quanto pensassi. Ecco perché ho poi deciso,  per completare il mio percorso universitario, di analizzare Le traducteur di Jacques Gélat con una tesi che mi rispecchiasse totalmente. Perché l’ho scelto? Ecco la risposta…


Vincitore del Prix Gaillon du Livre per l’editoria indipendente del 2007, Le Traducteur è un romanzo breve scritto dallo sceneggiatore televisivo Jacques Gélat. Il libro non è disponibile in italiano ma mi sto prodigando affinché gli amanti della traduzione possano avere la possibilità di leggerlo almeno in e-book. Purtroppo, come per la maggior parte dei romanzi di traduzione fizionale che ho letto, il linguaggio troppo forbito e la forte ostentazione delle capacità linguistiche del protagonista sono andati a discapito di una trama che avrebbe potuto essere migliore. Il pubblico, dunque, non lo ha apprezzato particolarmente nonostante l’autore proponga spunti di riflessione interessanti sul tema della traduzione.

La mia tesi dedicata al tema
La mia tesi dedicata al tema

La storia alla base de Le traducteur è tanto semplice all’apparenza, quanto complessa nel suo profondo. Un giorno il narratore, traduttore stimato e coscienzioso, sostituisce per sbaglio un punto e virgola dal testo originale con una virgola. Pur rendendosene conto, non corregge il suo errore e da fedele lavoratore nell’ombra diventa un vero e proprio traditore. Il punto diventa allora una parola e la parola diventa periodo, finché il protagonista introduce di sana pianta nelle sue traduzioni frasi completamente inventate o interi paragrafi. L’editore non vi vede che del talento. Incoraggiato dall’esito positivo di tali trasgressioni, il traduttore comincia allora a sognare una carriera da scrittore. E ci riesce. Ben presto però le traduzioni cominceranno a infiltrarsi nella sua scrittura e, nonostante il successo letterario, lo condurranno alla soglia della schizofrenia. Un’esperienza che gli riserverà eccitazione, amarezza e smarrimento fino al momento in cui – accecato dal compiacimento e dal successo – si renderà conto, questa volta, di aver tradito solo se stesso.

“Sono un traduttore. All’inizio è un piacere che somiglia un po’ al mestiere dell’attore. Bisogna darsi all’altro, ascoltarlo, capirlo, impregnarsene, con la sola differenza che anziché un personaggio, è un romanzo che si dovrà tradurre.”  (traduzione mia, pag. 1)

Tradire e tradurre sono il binomio alla base di questo romanzo che esemplifica perfettamente il ruolo di chi sceglie il mestiere del traspositore di culture e idiomi. La traduzione infatti implica un tradimento nella misura in cui per armonizzare l’elaborato o esprime l’emotività e la razionalità di un testo in lingua madre, il traduttore tende a discostarsene trasferendo parole ed espressioni da una lingua all’altra modificandole. D’altro canto, una traduzione letterale troppo fedele finirebbe in ogni caso per tradire il messaggio dell’originale.

“La dimenticanza può essere una qualità come un difetto. In questo caso è un dono. Mi lascio trasportare, mi abbandono all’autore, lo lascio fare, non ho il diritto di contrariarlo, ha sempre ragione… Resistergli, cavillare, sarebbe cominciare ad essergli infedele e l’infedeltà è il peggiore dei crimini per un traduttore. Questa prima lettura non può più abbandonarmi. Mi ha detto l’essenziale, la musica del libro.” (traduzione mia, pag. 15 )

Ma torniamo al protagonista del romanzo. Il suo essere traduttore, uomo dell’ombra spesso dimenticato, fa sì che il tema dell’oblio sia al centro della storia. Non è un caso che l’intero intrigo si inneschi infatti proprio a causa di una dimenticanza, quasi a voler evidenziare la condizione sociale di tutta una categoria che rivendica la propria legittimità artistica e che nell’oblio crea, genera e dà vita a nuove entità. Per non parlare poi del forte simbolismo di cui l’autore stesso ha caricato il suo personaggio. Il traduttore, proprio come ciascuno di noi secondo Jacques Gélat, si trova a dover tradurre e dare un senso a tutto ciò che vive e vede; è un emblema della realtà. Ed è proprio attraverso le sue personalissime “traduzioni” della quotidianità che l’autore riesce ad affrontare nello stesso romanzo anche tematiche che lo riguardano da vicino. Prima tra tutte quella dell’onestà intellettuale: cosa spinge un uomo a scrivere? Cosa gli è permesso dire per giungere alla pubblicazione e al successo? Quanto rispetto meritano i lettori? Che valore ha un libro?

La copia del mio libro con la dedica dell'autore. Thanks to Pic-Collage
La copia del mio libro con la dedica dell’autore.
Thanks to Pic-Collage

Nel tessuto narrativo dell’opera, poi, sono sapientemente esposti numerosi riferimenti teorici. Le traducteur, infatti, potrebbe considerarsi come una trasposizione romanzesca del concetto delle “belles infidèles” di Gilles Ménage, concetto per il quale l’infedeltà risulta condizione necessaria per tutte le trasposizioni linguistiche generalmente catalogate come belle. Il rapporto tra protagonista e traduzione dunque, proprio come nel romanzo, viene rappresentato metaforicamente come una relazione minacciata da continui tradimenti. E le metafore continuano se si pensa al costante richiamo al dualismo vissuto da chi vive a cavallo tra due culture e due lingue, al continuo servizio di un altro “io” e segreto amante dei libri.

“Lo affermo con decisione: nessuno conosce i libri meglio di noi. Lettori, critici, editori, nessuno tra questi conosce il peso di una parola, la struttura di un romanzo, le sue più intime irritazioni, come noi traduttori.” (traduzione mia, pag. 22)

Insomma, un romanzo che – seppur non manchi di difetti – risulta molto interessante per chiunque si interessi alla traduzione letteraria. Spero quindi che anche a voi l’idea sia piaciuta e la trama vi abbia intrigato almeno un po’. Fatemi sapere se volete che posti anche l’incipit tradotto. Ciao a tutti e al prossimo romanzo!

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Lorena Lombardi

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