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Aci Castello, terra dei Ciclopi e dei Malavoglia

Diciamocelo. Per un appassionato di arte e letteratura la Sicilia è un vero e proprio paradiso. Ecco dunque un primo itinerario alla scoperta della Trinacria, tra i miti antichi e i romanzi di Verga.

_DSC0413Alessandro non perde mai occasione per declamare le bellezze e le doti della sua adorata Sicilia. È da quando ci siamo conosciuti che non fa altro che parlarmi dei luoghi unici in cui è cresciuto. E ad essere onesti, ammetto che non ci vuole molto a innamorarsene. Ancor di più se si è appassionati di storie e leggende come me.

Aci Castello, ad esempio, è proprio una di quelle mete che ho visitato con la stessa frenesia di una bambina la mattina di Natale. Il ricordo che ne conservo è nitido e splendente. Un pomeriggio di ottobre, il mare lucente, le onde che si infrangono sugli scogli di pietra lavica, il sole tiepido che illumina l’imponente castello. Un’istantanea da non dimenticare.

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_DSC0535_DSC0463_DSC0541La città sorge lungo la costa orientale della Sicilia, una zona caratterizzata da un’affascinante storia. Omero narra che proprio qui Ulisse raggirò con l’astuzia il ciclope Polifemo (chi di voi non ricorda la storia di Nessuno?) che per la rabbia scagliò in mare enormi massi di lava dando vita all’attuale Isola Lachea e ai Faraglioni di Acitrezza.
E ancor prima nello stesso luogo, secondo le Metamorfosi di Ovidio, lo stesso gigante schiacciò il pastorello Aci colpevole dell’amore per la ninfa del mare Galatea. Quest’ultima, disperata per la morte del suo amato, riuscì a impietosire gli Dei tanto che costoro trasformarono il sangue di Aci nella sorgente dal tipico colore rossastro che oggi prende il suo nome. Pare che da allora Galatea, candida spuma bianca, lo attenda sulle rive dello Ionio mentre Polifemo, colmo di rabbia, ricopre il loro abbraccio di lava rovente.

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Ma chi dice Aci Castello dice anche I Malavoglia. È infatti nel piccolo porto di Aci trezza, frazione della città, che si ambienta questo grande capolavoro della letteratura italiana. Nel romanzo sono  narrate le vicende di una famiglia di umili pescatori oppressi dalla povertà. E vi invito a scoprire la maestria con la quale Verga, utilizzando la tecnica dell’impersonalità, si immerge in un’ottica culturale quantomai realistica impreziosita dall’uso del dialetto e scenari d’ambientazione descritti in modo esemplare. Racconti di vita quotidiana che si svolgono in quei luoghi significativi che mi si sono materializzati davanti agli occhi. Il porto con le sue barche colorate, proprio come la Provvidenza dei Toscano, o i tanti vicoletti fiancheggiati dalle casette che hanno ispirato la Casa del Nespolo. E poi la piazza, sede d’incontro e di pettegolezzo, le osterie, luoghi di perdizione, e la presunta farmacia di don Franco dove gli uomini si incontravano per discutere di politica e rivoluzione.

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Ma se non siete fan del Verga realista de I Malavoglia, cambierete probabilmente idea dopo aver visto il Castello di Aci e letto “Le storie del castello di Trezza”. Un volume un po’ dissonante nell’insieme della narrativa verghiana, considerato dall’autore stesso un vero peccato di gioventù. Un romanzo breve e ben costruito in cui misteri e storie d’amore si intrecciano in un inaspettato stile gotico. Cosa narrerà la leggenda medievale del barone Garzia d’Avello e della sua seconda moglie Isabella? A voi scoprirlo. Ciò che è interessante è che quel castello normanno che si staglia lungo la costa vulcanica catanese, sembra proprio essere l’ambientazione perfetta per questa storia di fantasmi e spiriti.

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Costruito su una rupe scura a picco sul mare, fu eretto dai romani intorno al VI secolo d.C per controllare a vista lo stretto di Messina. Fatto poi ricostruire da Federico II nel 1076, è stato utilizzato nei modi più disparati dalle dinastie che si sono susseguite tra le sue mura. Bizantini, arabi, normanni, svevi, angioini… La struttura attinge da questa ricchezza culturale il suo fascino magnetico e oggi è sede di un interessante museo civico. Un luogo in cui non si riesce a distinguere quanto sia merito dell’uomo e quanto della natura. La pietra scura, il mare blu cobalto, la preziosa vista della terrazza panoramica, i profumi dell’orto botanico, il maestoso maschio in pietra, le imponenti gradinate… Tutto contribuisce a creare un’atmosfera degna di un romanzo e tutto sa regalare quel sapore autentico che solo la Sicilia può offrire.

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Lorena Lombardi

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